La memoria della guerra. Antonio G. Santagata e la pittura murale del Novecento

Palazzo Reale, Genova   -   19 aprile - 8 settembre 2019

 

Palazzo Reale apre al pubblico dal 19 aprile all’8 settembre 2019, una grande mostra a cura di Matteo Fochessati e Gianni Franzone, organizzata in collaborazione con la Wolfsoniana – Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e dedicata all’opera dell’artista genovese Antonio Giuseppe Santagata, ispirato dalla sua diretta partecipazione al conflitto bellico. Rispetto al tema della guerra, l’aspetto che i curatori hanno scelto di celebrare è quello della memoria poiché il ricordo di quel terribile conflitto, ancora oggi, mescola sentimenti di sgomento e marcati accenti retorici, ben persistenti in un certo immaginario bellico e patriottico. Il percorso espositivo è costruito intorno al consistente nucleo di cartoni di Santagata prestati da una preziosa casa privata e riferiti ai suoi principali interventi di pittura murale. Insieme a questi grandi cartoni, si esporranno opere provenienti dalla Wolfsoniana – Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, dal Museo del Risorgimento di Genova e da diverse collezioni private. La scelta di posare lo sguardo sulla rappresentazione della guerra proposta da Santagata può offrire una precisa e documentata narrazione dei principali eventi storici e militari dell’esercito italiano, ma anche una sincera testimonianza, meno retorica e più umana, sulla vita quotidiana dei fanti al fronte. Santagata fu coinvolto nella decorazione delle principali Case del Mutilato, edificate in quegli anni in tutta la penisola, e divenne così uno tra i principali protagonisti della grande stagione murale, che contrassegnò la ricerca artistica italiana tra le due guerre. I grandi cicli murali e decorativi di Santagata, nonostante alcune rappresentazioni più allegoriche testimoniano la profonda partecipazione dell’artista alla materia trattata e documentano, quasi in presa diretta, la vita quotidiana e gli episodi più comuni della guerra di trincea.

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A passi di danza. Isadora Duncan e le arti figurative in Italia tra Ottocento e avanguardia

Villa Bardini e Museo Stefano Bardini, Firenze   -   13 aprile - 22 settembre 2019

 

La prima mostra italiana dedicata alla danzatrice americana Isadora Duncan e al suo rapporto con le arti figurative italiane sarà ospitata a Villa Bardini e al Museo Stefano Bardini dal 13 aprile al 22 settembre. L’esposizione a cura di Maria Flora Giubilei e Carlo Sisi, in collaborazione con Rossella Campana, Eleonora Barbara Nomellini e Patrizia Veroli, è promossa da Fondazione CR Firenze e da Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, con il patrocinio del Comune di Firenze. Dipinti, sculture e documenti, fra i quali fotografie inedite, ripercorreranno il legame con l’Italia di colei che rivoluzionò le teorie accademiche della danza, per avviare una  moderna e innovativa visione del corpo femminile, e del suo movimento, nello spazio, prendendo le mosse dall’influenza che ebbe nel contesto internazionale. Sono circa 170 i pezzi che saranno allestiti su due piani di Villa Bardini e una speciale sezione dedicata alle grandi sculture sarà allestita nel Museo Stefano Bardini. Fra gli artisti rappresentati in mostra, protagonisti delle arti quali: Rodin,  Bourdelle,  Stuck,  Carrière, Nomellini,  Zandomeneghi,  Previati,  Sartorio,  Bistolfi,  Baccarini,  De  Carolis, Chini, Cambellotti, Nonni, Boccioni, Depero, Severini, Casorati, Campigli, Sironi, Raphaël, Gio Ponti e i genovesi Alberto Helios Gagliardo e Armando Vassallo.

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Arte e magia, il fascino dell’esoterismo in Europa

Palazzo Roverella, Rovigo   -   29 settembre 2018 - 27 gennaio 2019

 

Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con l’Accademia dei Concordi ed il Comune di Rovigo e curata da Francesco Parisi, l’esposizione ripercorre i rapporti tra le correnti esoteriche in voga tra il 1880 e gli anni immediatamente successivi al primo conflitto mondiale e la loro influenza sulle arti figurative europee, dal movimento simbolista alle successive avanguardie storiche. Dalle correnti esoteriche a cavallo tra Ottocento e Novecento all’influenza sulle arti figurative in Europa, dal Simbolismo – che indagava il mistero e il sogno – alle avanguardie storiche, passando per la psicanalisi e l’inconscio: Palazzo Roverella si prepara a ospitare una grande mostra sull’intrigante connubio tra arte e magia. Tra gli artisti in mostra: Odilon Redon, Paul Ranson, Eugene Grasset, Jean Delville, Felicien Rops, Austin Osman Spare, Paul Serusier, Alberto Martini, Carlos Schwabe, Wassily Kandinsky, Auguste Rodin, Edvard Munch, Frantisek Kupka, Giorgio Kienerk, Leonardo Bistolfi, Ferdinand Hodler, Hugo Höppener (Fidus), Ernesto Basile, Paul Klee, Johannes Itten, Luigi Russolo, Gaetano Previati, George Frederic Watts, Giacomo Balla, Piet Mondrian, Frantisek Kupka, Romolo Romani e i genovesi Sexto Canegallo ed Enrico (Chin) Castello.

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Per Sogni e per Chimere - Giacomo Puccini e le Arti Visive

Fondazione Ragghianti, Lucca   -   18 maggio - 23 settembre 2018

 

Nel 160° anniversario della nascita del Maestro, una grande mostra per scoprire il rapporto tra Giacomo Puccini e gli artisti del proprio tempo e indagare l’influenza che il compositore e la sua estetica esercitarono sulle arti visive in Italia tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Una ricerca che regala suggestioni, spunti di riflessione e molti capolavori. Realizzata dalla Fondazione Ragghianti con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, in collaborazione con la Fondazione Giacomo Puccini, il Centro studi Giacomo Puccini e la Fondazione Simonetta Puccini per Giacomo Puccini, con l’allestimento della famosa scenografa Margherita Palli, Per sogni e per chimere presenta al pubblico circa 120 opere provenienti dai più importanti musei e teatri italiani,  integrate da preziosi pezzi inediti custoditi in collezioni private, delineando un emozionante panorama degli artisti vicini ai temi e al clima espressivo di Puccini. Boldini, Previati, Chini, Nomellini, Cremona, Michetti, Conconi, Troubetzkoy, Selvatico, Cappiello, De Servi, Discovolo, Pagni, Fanelli, Rietti, De Albertis, Balestrieri, Andreotti, Hohenstein, Metlicovitz e Nunes Vais sono soltanto alcuni degli artisti di cui si possono ammirare le opere nella mostra.

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Rubaldo Merello tra divisionismo e simbolismo - Segantini, Previati, Nomellini, Pellizza

Palazzo Ducale, Genova   -   6 ottobre 2017 - 4 febbraio 2018

 

A oltre quarant’anni dalla mostra di Rubaldo Merello che, curata da Gianfranco Bruno in collaborazione con Franco Sborgi, diede avvio alla rilettura dell’opera di uno tra i più interessanti e originali pittori liguri del Novecento e a quasi trent’anni dall’esposizione presso l’Accademia Ligustica e il Palazzo della Permanente di Milano, questa mostra propone una nuova ricognizione critica della sua peculiare vicenda artistica e umana. La mostra non si configura come una retrospettiva ma intende ricostruire la produzione di Merello mettendola direttamente a confronto con alcune testimonianze significative del contesto culturale in cui essa maturò e che, in larga parte connotato dalle esperienze divisioniste e simboliste, finì per caratterizzare trent’anni di vita artistica italiana, tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e la Grande Guerra. Lungo il percorso della mostra, le opere di Merello dialogano con quelle degli artisti che egli ebbe modo di conoscere alle Promotrici e in altre occasioni espositive o che ebbe l’opportunità di incontrare: da Giovanni Segantini a Gaetano Previati, dal 1901 presente a Lavagna; da Plinio Nomellini, che si trasferì a Genova nel 1890 e vi rimase fino al 1902, a Giuseppe Pellizza, anche lui residente per alcuni mesi a Genova, dove le sue opere vennero esposte negli anni successivi. Vittore Grubicy, Emilio Longoni, Angelo Morbelli e Galileo Chini aggiungono ulteriori tasselli a questo contesto artistico. Nel suo volontario isolamento sul monte di Portofino, concentrandosi ossessivamente sugli stessi angoli di paesaggio, Merello finì con elaborare una propria visione introspettiva della natura che, tangente alle contemporanee esperienze internazionali postimpressioniste e fauve, trovò pure riscontri con le ricerche di altri artisti liguri, da Antonio Discovolo a Domenico Guerello. La mostra è accompagnata da un ricco catalogo, sul quale compaiono interventi di Matteo Fochessati, Gianni Franzone, Sergio Rebora, Caterina Olcese Spingardi, Tito Pelizza, Eleonora Barbara Nomellini, Aurora Scotti Tosini, Francesca Cagianelli, Dario Matteoni, Maria Flora Giubilei, Giulio Sommariva, Elisabetta Papone.

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Carlo Pittara e la Scuola di Rivara - Un momento magico dell’Ottocento pedemontano

Fondazione Accorsi Ometto, Torino   -   22 settembre 2016 - 12 febbraio 2017

 

La mostra comprende circa settanta opere provenienti da collezioni private italiane, selezionate secondo un elevato criterio qualitativo e storico. Dodici sono gli artisti presentati, provenienti da diverse regioni italiane e non solo, a sottolineare l’importanza di una stagione artistica che supera i confini regionali.  Accanto ai piemontesi Carlo Pittara, Vittorio Avondo, Ernesto Bertea, Federico Pastoris (a cui si aggiungeranno più tardi i torinesi Giovanni Battista Carpanetto, Adolfo Dalbesio e Francesco Romero, di Moncalvo) sono presenti artisti liguri (Ernesto Rayper e Alberto Issel) o “naturalizzati” come tali (gli iberici D’Andrade e De Avendaño), nonché il fiorentino di natali, ma giunto a Torino in tenera età, Antenore Soldi.  Il momento che essi rappresentano è caratterizzato dalla ricerca di un sensibile realismo nella rappresentazione del paesaggio agreste, con accenti diversi, ma improntati dalla comune attenzione prima al paesismo ancora intriso di romanticismo dello svizzero Alexandre Calame (che quasi tutti conobbero inizialmente a Ginevra), presto attratti dal paesismo dei pittori di Barbizon in Francia e dalle novità di Corot e dal linguaggio fontanesiano attraverso contatti diretti, poi rinnovati negli anni di Rivara, con il maestro reggiano a Volpiano, tramite anche le esortazioni del ligure Tammar Luxoro.

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